BARI – In via De Ruggiero 56, tra i quartieri Carrassi e San Pasquale di Bari, c’è un piccolo “cinema d’essai”: una sala di appena trenta posti dove le famiglie possono ritrovare il gusto di andare tutti insieme a vedere un film di qualità.
Lo spazio è quello di “Kinè – La Cinegiocoteca”: un “contenitore di cultura” che offre rassegne, laboratori e attività legati alla settima arte. Il tutto in una città dove le sale cinematografiche si contano ormai sulle dita di una mano (quando solo a Carrassi e San Pasquale fino agli anni 90 ce n’erano ben cinque) e in un’epoca in cui la televisione e le serie hanno letteralmente soppiantato il grande schermo.
L’idea dei fondatori, il regista cinematografico Vincenzo Ardito e la pedagogista Ilaria Schino, è proprio quella di far riscoprire, soprattutto ai più piccoli, la magia perduta del cinema.
Una volta entrati a Kinè si viene infatti catapultati in un luogo che viene dal passato. Ci sono locandine di film, sedie da regista, ciak, libri sulla storia della settima arte, ologrammi, prassinoscopi e stereoscopi degli anni 50. Una tenda blu cela invece la vera e propria chicca: la sala proiezioni. (Vedi foto galleria)
A venirci incontro sono Vincenzo e Ilaria, che ci spiegano come è nato il loro progetto. «Tutto ebbe inizio nel 2012 – ci dicono –, quando dopo aver frequentato insieme l’Accademia del cinema di Enziteto demmo vita all’associazione “Sinapsi”, pensata come esperimento sociale mirato alla creazione di “film partecipati”, ovvero realizzati con persone comuni. Da quel momento per noi il cinema divenne uno strumento di inclusione sociale, integrazione ed educazione e avviammo così progetti con scuole, carceri e centri psichiatrici».
Nel 2020 i due (assieme a un altro collega) decisero di dare una sede alla loro associazione e così, grazie anche all’aggiudicazione di un bando indetto dal Comune, nacque Kinè.
«Da semplice sede associativa Kinè però si trasformò presto in altro: in un posto dove riscoprire il cinema – spiegano Vincenzo e Ilaria –. In un’epoca in cui ognuno è perso in un “suo” schermo (che sia quello di un cellulare, di un pc o di un televisore), qui abbiamo pensato di restituire alle famiglie il senso della visione collettiva, riportando papà, mamme e bambini a un modo di guardare più lento, consapevole e soprattutto condiviso».
Storie
Bari, Kinθ: quel piccolo "cinema d'essai" dove si torna a vedere i film in famiglia
foto di Paola GrimaldiI film naturalmente non sono scelti a caso: in sala è possibile ammirare le opere dei fratelli Lumière come “Steamboat Willie”, il primo cortometraggio di Topolino uscito nel 1928. «Sono tutte pellicole d’autore che non urlano ma sussurrano – sottolinea Ardito –. Lontane da frenesia, musiche “spaccatimpani” e cambi repentini di scena, lasciano invece spazio all’immaginazione e si avvicinano, soprattutto ai bambini, con delicatezza. Al termine della visione tra l’altro vi è sempre un momento per riflettere insieme su quanto, nonostante il tempo passi e i linguaggi cambino, basti davvero poco per divertirsi ed emozionarsi davanti a uno schermo».
Proprio mentre stiamo parlando la sala si sta riempiendo di spettatori: bambini dai tre ai sei anni di età accompagnati da genitori e nonni. (Vedi video)
«Stiamo per entrare nella dimensione della “lentezza” – ci rivela la 35enne Paola, mamma di Francesco –. Da quando sono genitore sta diventando veramente difficile “fermarsi”: qui però ci riesco e poi mio figlio non vuole mai andare via».
Vediamo quindi il pubblico prendere posto: poco prima che le luci si spengano, per lasciare spazio alla proiezione di “Elfkins”, un cartone animato a tema natalizio. Il tutto mentre Ilaria e Vincenzo preparano focaccia e popcorn da offrire agli ospiti.
«Ricordo ancora la nostra prima proiezione – ci confessano i due prima di salutarci -: era subito dopo il Covid quando vedemmo la piccola sala di quartiere affollarsi di famiglie e bambini dagli sguardi curiosi. Da allora una frase risuona spesso: “Qui mi sento come a casa”. Ed è la cosa più bella che possano dirci».
(Vedi galleria fotografica)
Nel video (di Gaia Agnelli) la nostra visita a “Kinè – La Cinegiocoteca”:
Maria Teresa Germano
Che bello sarebbe se fosse estesa la partecipazione alle piccole scolaresche.Parlo da insegnante di classi prime